Una nuova narrazione.
Riassunto puntate precedenti:
Ci sono dei presupposti, sempre. E i presupposti dominano la narrazione.
Come ho accennato qui, siamo sempre immersi in una narrazione e per uscire da certi percorsi di trama (soprattutto se dolorosi) si debbono cambiarne i presupposti.
Il problema è che, perché i nuovi presupposti funzionino, essi debbono essere credibili.
Alcuni presupposti sbagliati ma credibili che condizionano la vita di molti sono, ad esempio, che noi siamo una piccola coscienza racchiusa in un corpo che deve trovare il senso della sua vita in ciò che fa nel mondo.
Si tratta di presupposti che vengono presi per buoni e poi mai più messi in discussione. Io sono questo una mente in un corpo, ecco chi sono. Sono un animale dotato di ragione.
Eppure sono sbagliati.
Se questo fosse vero, visto che il 99% delle persone vive la propria vita a partire da questi presupposti, il 99% delle persone vivrebbe una vita felice.
Non ci vuole la scala e penso basti il buon senso comune per vedere che intorno a noi (mentre stiamo raggiungendo invidiabili risultati tecnico-scientifici) in termini di felicità abbiamo imparato soltanto a usare molti più psicofarmaci ed antidepressivi.
Ci vogliono presupposti nuovi dunque, credibili.
Ecco perché insisto molto nei “NON per me 1 e 2” sul mettere a fuoco un presupposto diverso che mostra la nostra coscienza (ingannata da presupposti errati) come un carcerato.
Questo tutti lo possono sperimentare nella propria vita.
Solo partendo da quella immagine che mostra una prigione si può parlare di liberazione. La nuova narrazione.
In questo modo, secondo me, si può “vedere” per davvero che la nostra natura è libertà e che i due mondi (uno fuori e l’altro dentro) sono incapaci di dare spazio a questa libertà.
Tutti sentono di aspirare a qualcosa che non però sembra impossibile veder realizzata nel mondo fisico. Artisti ne colgono le impressioni, musicisti ne descrivono l’armonia, poeti ne tratteggiano la sublimità.
Via, voglio essere buono, diciamo che qualche fortunata fugace esperienza di questa libertà (vedendo un tramonto, sopraffatti dall’amore, rapiti da un’opera d’arte) magari la possiamo anche aver vissuta. I due mondi resteranno al centro della nostra esperienza anche “dopo” aver cambiato narrazione.
In una narrazione viziata dai presupposti errati, invece, anche i riflessi della vera gioia rischiano di diventare un’altra di quelle esperienze impermanenti vissute per un attimo e presto dimenticate.
Vivere l’esperienza di una carezza è gran cosa. Ma una carezza di un mese fa evapora velocemente.
I presupposti che aiutano a generare una nuova narrazione debbono essere credibili, vanno dunque osservati direttamente nella nostra vita quotidiana, altrimenti resteranno parole nel web.
Se da un lato è facile percepire che il mondo esterno “entri” nella nostra esperienza il mattino quando ci svegliamo, è altrettanto importante ma meno scontato dire che il mondo interiore faccia la stessa cosa.
Eppure è così. Quello che per noi è il mondo “dentro” non è dentro affatto, è fuori della coscienza, inconscio e fa capolino tanto quanto quello esterno. Solo che viene preso per vero e assodato solo perchè interiore.
Basti pensare a quanto facilmente durante un sogno accettiamo di essere un’altra persona, in un’altra vita, in un’altra storia per il solo fatto che viviamo quell’esperienza a partire da un nuovo mondo interiore.
Vediamo il mondo da dentro il corpo di un cavallo ed ecco, siamo un cavallo, Se la nostra coscienza avesse in sé l’informazione integrata di essere un essere umano come “parte di sé” allora subito sapremmo di essere in un sogno di non esserlo.
Così non è. Sogno di essere un cavallo: sono un cavallo.
È lo stesso meccanismo che ci consente di vivere in un libro e in un film anche da svegli. Abbiamo cioè la capacità di uscire (almeno un po’) da noi stessi anche mentre siamo apparentemente nel corpo.
La nostra natura reale è libertà.
Partendo dunque dal presupposto che siamo qualcosa di ben diverso dalla coscienza in un corpo e prendendo atto che presupposti errati ci conducono in antri bui e tristi, come avviarsi in una nuova narrazione?
Ho trovato 3 risposte nella mia vita. Ne ho scelta una in particolare. Probabilmente ne parlerò presto, ma perché non venga fraintesa bisogna che si capisca bene che è da qui, da questo punto zero che sono partito.
Punto zero: lo stato originario della coscienza in cui si riconosce la propria natura essenziale come puro testimone delle esperienze interiori ed esteriori. È la soglia della vera libertà, accessibile solo oltrepassando le illusioni del sé e del mondo.

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