
Non stai cercando conforto. Non stai cercando risposte rassicuranti. Stai cercando il tutto o niente.
Allora devo essere onesto con te fin da subito: questo percorso non è per tutti. Non perché ci voglia una preparazione speciale o un titolo spirituale. Ma perché quello di cui parliamo qui — il deserto, la kenosis, la croce — fa paura. A ragione.
Il deserto non è una metafora. È il momento in cui Dio sembra sparire e tu resti con te stesso, senza anestesie. La kenosis — lo svuotamento di sé — non è un concetto zen elegante. È la perdita reale di tutto quello che pensavi di essere. E la croce non è un gioiello da portare al collo: è il punto in cui smetti di negoziare con la tua vita.
Io ci sto ancora dentro. Non ho raggiunto niente di definitivo. Ho trent’anni di meditazione alle spalle e questo mi ha aiutato a non spaventarmi troppo del silenzio. Ma il cristianesimo radicale — quello dei Padri del Deserto, di Giovanni della Croce, di Teresa d’Avila — va molto più lontano di qualsiasi pratica orientale che io abbia mai incontrato.
Perché alla fine non si tratta di svuotarsi. Si tratta di essere riempiti da qualcosa che non controlli.
Se sai già di cosa sto parlando, sei nel posto giusto.