Anch’io ero lì.

Trent’anni di meditazione. Pratiche orientali, vuoto, presenza, risveglio. Ho studiato, ho praticato, ho avuto esperienze che non dimenticherò. Non stavo perdendo tempo: stavo cercando sul serio.
Quindi non vengo a dirti che stai sbagliando. Sarebbe disonesto e stupido.
Vengo a dirti una cosa diversa: a un certo punto ho sentito che mancava qualcosa. Non che le pratiche non funzionassero — funzionavano. Ma il vuoto che incontravo nella meditazione non mi parlava. Era silenzio, era pace, era espansione. Ma era silenzio e basta.
Poi ho scoperto che esiste un silenzio abitato.
Questo percorso non ti chiede di buttare via niente. Ti chiede di guardare se quello che hai già ti basta davvero, o se senti — anche solo vagamente — che c’è ancora qualcosa che non hai trovato.
La differenza tra meditare e pregare non è tecnica. È la differenza tra svuotarsi e incontrare qualcuno nel vuoto. Non so se risuona. Forse sì, forse no.
Se ti incuriosisce anche solo un poco, entra.