Risonanze

Riassunto delle puntate precedenti

Chiacchierata su questo articolo:

Risonanze, un parallelo.

La musica esiste, ma non è sempre esistita.

Qual è la natura della musica?

La musica “usa” le leggi naturali per esistere, ma dipende certamente dall’ingegno umano. È un po’ come se la musica fosse una possibilità intrinseca alla natura del mondo e l’uomo fosse lo “strumento” che l’ha portata in esistenza.

Credo che sia nata “per caso”. Un essere umano, chessò, ha sentito battere ritmicamente fra loro un paio di canne di bambù, magari mosse dal vento, e si è accorto di provare un certo piacere nell’ascolto di quel suono.

Tanto si è innamorato di quelle sensazioni che quei suoni avevano evocato, che ha preso a provare a battere lui stesso, usando le mani, quelle due canne di bambù; il resto è storia della musica.

La musica è certamente un prodotto culturale umano, non esiste in natura di per sé. Benché certi animali e piante sembrino sensibili ad essa (le balene, si dice, “cantino”), la musica è considerata un prodotto umano, qualcuno direbbe “artificiale”.

Certo, non prescinde dalle leggi di natura, come quelle di propagazione del suono, oppure quelle che regolano i rapporti matematici fra le note, ma resta un’attività prettamente umana. Si è capito che ha sull’uomo effetti misurabili, biologici e psicologici, il che è strano per un “incidente casuale” dell’evoluzione.

L’uomo ha “inventato” qualcosa che piega la natura al suo gusto, ed egli ne riceve in cambio benefici ed espansioni di sé che non sarebbe stato in grado di attivare se la musica non fosse esistita.

Dubito che siano esistiti, e di sicuro non esistono oggi, popoli che non abbiano conosciuto la musica da un certo punto della storia in avanti.

Questa invenzione “casuale” è diventata parte della cultura umana e non penso se ne andrà tanto presto.

È una forma di comunicazione universale che, in un certo senso, “trascende l’umanità stessa”. Se da un lato è evidente che sia stata un’invenzione dell’uomo, dall’altro è fuori di dubbio che ha così tante connessioni e riflessi sulla storia della cultura umana che si può dire che è umana forse più del linguaggio parlato stesso. Questa umanità che conosciamo oggi, senza musica, semplicemente non sarebbe.

Si può pensare che sia stata una scoperta che ha certamente trasformato l’uomo in qualcosa di nuovo, condizionandone la cultura.

Qui parte il parallelo.

Secondo me, “l’invenzione” della spiritualità, che certamente è frutto anch’essa di un’intuizione nella mente di qualche individuo nel passato storico umano, può, metaforicamente, essere assimilata all’invenzione della musica.

La musica e la spiritualità sono molto simili.

La bellezza di un paesaggio avrà fatto nascere la domanda: “Chi ha fatto tutto questo?”.

Ad un certo punto, un uomo, o un gruppo di uomini, ha guardato il creato e ha pensato che dovesse esserci di più, qualcosa oltre quanto potevano vedere con gli occhi.

Doveva esistere una o una serie di entità intelligenti all’opera nella creazione.

La spiritualità è il tentativo umano di cercare di entrare in relazione con queste forze creatrici, per dialogarci, cercare di ottenere il loro favore.

Confidando nelle proprie capacità e sviluppando abilità specifiche, l’uomo ha cercato di codificare e riprodurre questa relazione possibile con il mondo degli spiriti.

Così come, attraverso impegno ed abnegazione, l’uomo ha sviluppato la musica, l’essere umano ha reso complesso e articolato il suo linguaggio spirituale.

Entrambi, musica e spiritualità, nel loro cammino evolutivo, hanno condizionato la cultura umana in modo profondo.

La spiritualità è il prodotto di una ricerca di soddisfazione interiore “innata” che dura quanto la storia: una fame di senso che presuppone che esista per l’uomo la possibilità di trovare, attraverso il suo lavoro, le risposte che cerca.

Lo stesso tipo di fiducia che ha avuto il nostro antenato che ha preso in mano le canne di bambù e ha pensato: “Confido nella mia capacità di ritrovare l’armonia che ho intuito”.

Sarà anche nata per caso, come la musica, ma la sua genesi non ne racconta la complessità evolutiva, esattamente come per la musica.

La musica è qualcosa che va oltre l’uomo (abbiamo già detto che influisce sul creato) e gli permette di sintonizzarsi su modalità dell’essere che non può raggiungere in altro modo. Come la poesia e l’arte visiva, che fanno lo stesso in modo molto diverso.

La spiritualità fa la stessa cosa; permette all’uomo di connettersi a modalità di esistenza irraggiungibili in altro modo.

Gli permette di “pensarsi” in una relazione con il creato in modo non materialistico.

Qualcuno dice sempre, a questo punto, che è la ricerca di una consolazione, l’incapacità di accettare di essere un puntino perso nell’universo, a spingere l’uomo verso la spiritualità. Lascio questa discussione ad un altro articolo, se dovesse interessare a qualcuno.

L’affermazione che faccio è la seguente: sia la musica che la spiritualità non sono soltanto invenzioni, ma sono piuttosto linguaggi attraverso i quali l’essere umano ha sviluppato sue potenzialità che gli permettono di esprimere sé stesso in modo diverso, più completo.

L’uomo e la sua cultura sono “fioriti”, sono “sbocciati”, attraverso artefatti culturali fra cui la musica e la spiritualità spiccano. La sua natura, presente fin da tempi ancestrali, si esprime in modo più pieno attraverso questo genere di “invenzioni”.

È come se l’uomo fosse diventato più umano, evolvendosi culturalmente.

La musica, come la spiritualità, non esistono come “oggetti” di per sé. Esistono solo in quanto azioni umane, eppure trascendono l’animalità e prefigurano l’umanità.

A questo punto del ragionamento, e forte di questo parallelo, affermo quindi che non si può relegare la spiritualità alla categoria “pura fantasia” dell’essere umano.

La spiritualità è una via di espressione dell’essere umano, una via che lo porta, come la musica, a dedicarsi ad altro che non sia cibo e riproduzione.

Un uomo che percorre la via della spiritualità trasforma sé stesso in uno strumento che “porta in esistenza” una versione diversa dell’essenza umana, una variante spirituale, appunto, che esprimerà caratteristiche nuove.

Ritengo che, come la musica, la spiritualità “attivi” potenzialità latenti negli individui, rispondendo in modo più completo al “progetto essere umano”.

Ovviamente siete liberi di vederla diversamente, è chiaro però che la narrazione della vostra vita sarà molto diversa.

Un conto è credere che l’uomo si imbatta casualmente in scoperte continue (perché, secondo la visione materialistica, l’intelligenza stessa è frutto del caso) e non stia andando da nessuna parte in particolare. Un altro conto è pensare che, attraverso il suo lavoro, l’uomo stia scoprendo un suo destino (non senza difetti e vicoli ciechi).

Si tratta di scegliere, ma ne abbiamo già parlato qui.

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  1. […] tutto quello che abbiamo per lavorare. In quel campo di giochi (ne abbiamo parlato tanto qui, qui e qui) possiamo sentire la “sete” che ci rende insoddisfatti del mondo così come ci […]

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