Tarlo

Sopravvissuto alla primordiale segheria, tra tagli e piallature, il tarlo si era ricavato un nascondiglio in profondità e lì attendeva che il lavoro finisse.


Era penetrato nel trave qualche settimana prima, pronto a fare il suo lavoro.
Da generazioni, i tarli sopravvivevano in quella bottega, sapendo bene che alcuni dei pezzi più grossi, come quello che aveva scelto lui, una volta preparati, restavano spesso inutilizzati per anni, in attesa di stagionatura o di altro.


A lui, questa volta, era andata male.


Il trave era stato preso e maneggiato in poco tempo. E dire che lo aveva scelto con cura! Era importante che non fosse uno dei più pregiati, ma uno imperfetto, destinato a lavori di second’ordine, che spesso venivano lasciati da parte per molto tempo.
Invece, questo trave era stato preso, lavorato e ora veniva spostato.


Sentiva chiaramente, fuori, il vociare delle persone mentre veniva trasportato e sballottato.


Alla fine, dopo diversi colpi e scossoni, il trave era fermo da qualche ora.
I tarli non sanno cosa sia la curiosità e tantomeno sono interessati alla vita al di fuori del loro piccolo mondo fatto di legno; eppure, qualcosa di molto simile a un confuso interesse lo convinse a scavarsi una via d’ispezione verso l’esterno.


Scavandosi una contorta galleria, infine sbucò all’esterno. Il trave in cui si trovava era stato piantato nel terreno e, benché fosse pieno giorno, il cielo appariva scuro.


I tarli non comprendono il linguaggio degli uomini; eppure, in quell’occasione, accadde qualcosa di apparentemente impossibile.
Sentì, ma soprattutto capì, una voce dire: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno”.


Una stranissima sensazione lo colpì. Era commozione?


Qualcun altro, sotto di lui, rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso”.
Il tarlo aveva ascoltato qualcosa di mai sentito prima e subito fu colto da confusione e disorientamento.


Qualcosa di profondo in lui si smosse: lui, un essere strisciante indegno di qualsiasi valore, in quel momento fu avvolto da una grazia ineffabile e “seppe”, con tutta la certezza che un tarlo può avere, che tutta la sua vita era cambiata, ma intuiva che anche altro era cambiato.


La vita di ogni persona era cambiata per sempre, questo lo sentiva.
La storia era cambiata per sempre.

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